Paola Volpato


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Renata Cibin


' Prendendo la vita tra le mani' da 'Gomma pane'


Se, come si conviene, l'arte è prodotto comune di chi la fa e di chi ne fruisce, nel presentare le poesie di Paola Volpato, non posso che indicare un mio percorso di senso all'interno di un bosco denso, rigoglioso ma mai oscuro, lasciando ad altri piste e significati diversi.
Elevata su un sostrato mitico-antropologico, che riconosce gli elementi primari e l'avvicendarsi delle generazioni umane a farsi civiltà, la sua opera si dipana nell'osservazione della realtà vicina e lontana, dai grandi orizzonti di ineludibili 'necessità' ( Guerra ) allo scenario quotidiano e personale.
La realtà complessa e complicata, che solo talvolta è riducibile ad opposti 'due verità convincenti e divergenti', è indagata con occhio estetico, cioè attento alle percezioni, al vibrare di sentimenti ed umori, al fremito della luce, dell'acqua, del vento, dell'anima.
In questa unione di interno ed esterno e, come dice altrove di 'infinito e finito' ( ed il nostro pensiero corre ad Emily Dickinson ) sta l'impianto mitico dove tutto si tiene, dove si rimane sé, 'affogando nel nulla di tutti', dove la 'naturale natura' è una divinità che 'avvolge nelle sue braccia amorose anche la sorella morte' ed è, spesso, rievocata con immagini della mitologia classica ('terra da cui scaturisce il toro e corre fuori verso la luna' ).
E' una poesia visionaria che procede per idee, che vede ciò che percepisce e, quindi, scarta le trappole sia del sentimentalismo che dell'intellettualismo : 'Avrei potuto essere immortale .......stanze che chiudono ed aprono/ ricordo del passato e attesa/una porta ti sospende in un momento di memoria e/puoi pensare all'infinito/alla fine/tremi e fremi/sospeso/ma in un prato o sotto il sole sull'arena/su un galleggiante marino/sei e basta e il vuoto è con te/.....'. Verrebbe da dire che è un corpo che pensa e si traduce in versi impastati di terra, fango, materia così come dipingere richiede di sporcarsi le mani.
Non si creda però ad un abbandono della ragione, anzi: in questo caos/cosmos della natura e di noi stessi, Paola cerca non l'ordine che riduca all'uno ma l'accettazione del molteplice. E qui vedo la sua marca di donna che nutre e cura, feconda di figli/e e di amore/i:' O dio dell'amore/ fammi gonfiare amore nel petto/fammi nutrire della gioia di averlo creato/...' e in un'altra : ' Ma a mare trovi accolto il tuo bruto corpo comunque esso sia/ Avvolto e nutrito coccolato e lambito curato e sollevato/....'.
Questo sguardo che accetta e com-prende è, tuttavia, quello lucido e disincantato dell'esperta pittrice, che osservando gli altri osserva sé stessa, come quando descrive gli amici in 'Gomma pane' : '....una razza in via di estinzione/.......Sono di quelli che vorrebbero sempre rinascere/ e per questo in ogni altro da loro/ si immergono volentieri/ sono sempre scontenti perché nulla gli basta/ bastardi intelligenti/ perché nulla può bastare/...'. Oppure l'amica, un 'refugium peccatorum' da cui 'venni colle scarpe leggere che avevo, avvolte in sacchetti di plastica / lo sentivo necessario, impossibile mancare/..........Tu sola nella casa sempre ferma / dove non si muove nulla per mesi/ nelle stanze/....', solo apparentemente figura dell'alterità.
E ricorre all'ironia che, si sa, indica razionale distacco non disgiunto da umana pietà in quel piccolo saggio di antropologia urbana post-moderna che è Casa/Casetta. Qui, un accenno di rima o assonanza e l'uso di versi brevi, come di filastrocca, alludono ad un mondo di adulti mai o mal cresciuti nella religione dell'avere e, quindi, non corrosi dal demone dell'autocritica, dunque : 'Beati.!...... 'Quando c'è il sole poi/ si sente anche il tintinnio/ della campanella da messa/...'.
Questa leggerezza divertita si apposta anche in chiusura di ben più profonde composizioni, in un imprevisto finale, che i Greci riconoscevano come stilema della poesia raffinata, come : 'tentando sempre con una mano fuori un saluto dal treno' o ' se non hai altro rimedio e soffri di cuore ti dico davvero buttati a- mare.'
In altri casi il fulmen in clausola racchiude una filosofia di vita : '...Invece: non sapere subito dov'è l'uscita'....... 'Solo io / il mio nemico/ nel nemico' ...... 'Quando me ne vado, desolata di quello spreco vitale.'....... 'Disteso a terra/che sollievo/lungo il corpo il sostegno/ movimento cosmico odoroso/ non starai solo a lungo.'
Poiché la poeta è pittice, vi è, anche una filosofia dell'arte che è 'una comprensione una visione/una apertura uno squarcio/ ed è un dono assoluto e gratuito/ prezioso quanto labile e sfuggente/ come una brezza di aria buona una luce che ti crea/'.
Forse è più facile 'leggere' le opere altrui che le proprie, forse si può capire di più entrando negli occhi di un altro pittore e seguire il suo sguardo che '...Non torce, non stringe, non gira, non afferra, non rovescia/ ma vibra di simpatia/ condivide l'umiltà degli esseri/ Non apre con voluttà padrona/ neppure per guardare dentro con passione,/ Ma si arresta un attimo prima a chiedere permesso/ perché è gratuita scelta condivisa/ la sua presenza e altrui, / anche dell' oggetto/ '.
In questo omaggio a Marcello Colusso, amico comune immaturamente scomparso, Paola ci restituisce alla nostra condizione umana con rispetto empatico ed acuto ed anche per questo la ringraziamo.


Renata Cibin

Mirano 23/6/02


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