Paola Volpato


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Marco Mantovan

Natura Ex-Tinta - presentazione settembre 2013

La torre delle Campane di Noale è ancora protagonista di un lavoro di Paola Volpato. Due anni or sono un grande fiore luminoso si inerpicava tra le mura merlate gettando il suo sguardo sul territorio circostante in un misto di sentimenti contrastanti: da un lato l'amore per la natura e il lavoro intelligente dell'uomo, che disegnava orizzonti di filari di alberi e reticolati d'acqua tra campi coltivati con amore e rispetto, e, per contro, il dolore di un nulla fatto di strade, rotatorie, capannoni, case, buttati là in sfregio alla sacralità della Terra Madre.

In Natura ex-tinta lo sguardo di Paola assume il punto di vista dell'albero. Sfruttando la verticalità della Torre la mostra si sviluppa idealmente dalle radici alla chioma lungo i quattro piani dell'edificio. Ma è anche un percorso dalle oscurità del sottosuolo fino al chiaro argenteo dello spazio.
Al piano terra ci accoglie una grande radice dipinta in bianco fluorescente su telo nero, lungo 5,50 metri per 1,5. E' il sottosuolo. Ma anche là le tracce della nostra civiltà lasciano residui nefasti. Paola nutre un istintivo e profondo disprezzo per tutto quello che è brutto e in cuor suo è convinta che il bello ci salverà: per questo anche la rappresentazione di come la nostra civiltà abbia contaminato con i propri rifiuti il sottosuolo assume le sembianze ordinate e pulite di cinque cassette di plastica per verdure dipinte con vernice nera che recano sul dorso alcune fotografie dove si alternato immagine di una bella campagna offesa dalla rigidità di squallidi capannoni industriali abbandonati. E ancora l'urlo soffocato della natura lo si trova in un ordinato tabellone dove sono riportate le specie arboree estinte o in via di estinzione nel Veneto, secondo i dati ufficiali della Regione.
Al primo piano troviamo il tronco dell'albero (costruito in ferro con rete elettro saldata). E' il punto di vista sul presente a livello del nostro sguardo. La parete centrale della sala è dominata da quattro tempere monocrome raffiguranti delle bambine. Il loro è uno sguardo intenso, triste e fiero allo stesso tempo. Bambine che subiscono il torto della distruzione della foresta amazzonica o quello della neoplasia dovuta ad inquinamento: vittime della follia di uno "sviluppo" basato sull'unico valore del profitto. Colpisce la sintesi e l'intensità del segno che in rapidi tratti arrivano allo spettatore lasciando in lui un senso si smarrimento.
Al secondo piano, quello rappresentato dalla chioma dell'albero, Paola torna ai suoi temi più cari: ancora
Flowers?. Quando si parla di "fiori" l'idea corre alla natura morta, ad una visione statica a cavallo tra l'ornamentale e l'introspettivo. I fiori di Paola sono fiori dialettici, direi fiori di lotta in conflitto con il mondo circostante. Sono fiori che nascono dalle macerie di un piano urbanistico o da strappi o da plastiche o dal dialogo con pezzi di giornale o che altro... Sono fiori decontestualizzati che tentano di prevalere ed imporre un loro punto di vista. Da fiore simbolo di bellezza a fiore simbolo di un altra visione del mondo, una chiave di lettura altra, necessariamente diversa perché non sta scritto da nessuna parte che la visione dell'uomo sia l'unica possibile.
Si sale infine al terzo piano. E' un ascesa verso la luce, lo spazio chiaro e puro: è una ascesa verso la speranza. Oltre alle opere alle pareti, la "stanza" contiene una ragnatela di fili dai quali pendono e vibrano all'aria piccoli disegni appesi. Disegni "come esili pensieri" ma anche frasi di spettatori, ringraziamenti di chi ha potuto godere di questo spazio di riflessione e di elevazione.
Non è tutto. Per ogni piano sono visibili i libri d'arte di Volpato. Per capirne il fluire delle immagini e dei colori credo che l'unico accostamento possibile sia alla poesia. Nell'artista il colore sta come la parola al poeta e l'opera si forma come accostamento ardito, inatteso, sorprendente. E' forse la parte più intima e segreta di Paola, il suo fluire di sensazioni, di immagini, di pensieri espressi nella libertà piena della creazione.


Marco Mantovan, 2013



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