Paola Volpato


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Assunta Cuozzo


Presentazione catalogo per la personale Torre civica delle Campane - Noale


Emergono gli studi di liceo dell'Artista nei ricorrenti graffiti di animali mitologici e nelle maschere e teste elleniche: è la metamorfosi in atto dal cosmologico , che comunque riaffiora continuamente anche dalle ultime opere, ai progetti modulari sorti dall' ansia di voler schizzare le minuterie delle storie come frammenti dell' enorme tutto, un esposizione che genera letture complesse e riprodotte.
Il mito c'è anche oggi, è lì, dietro l' angolo, non come fatto estetizzante, ma permanente e costante memoria che dà tutt'ora impronta al presente, alla formazione di sensazioni inespresse, larvata, che covano all' interno e premono nei vari "Déjeuner" ma altresì in albicocca.

La Frutta raccolta nel cesto e poi traboccata sul piano sembra fuoriuscire da una serie di alambicchi in un percorso obliquo, che nasce dai castelli di pietra in alto e dal mescolio di elementi nel recipiente infuocato ed alimentato dal curvo personaggio sulla destra: Nel mezzo un muto dimenarsi di forme - cui il cerchio tratteggiato di azzurro intenso conferisce l'immagine della definitiva profondità misterica dell' elemento naturale che li ospita - prelude ad un banchetto in stereotipo, tra gli incantamenti di classicismo insistiti.

Ed è ancora frutta, in abbondanza, in diversi altri dipinti, uva, grappoli e chicchi rossi e bianchi sparsi ovunque tra i tralci, trait d'union tra un capitello appena accennato ed un trionfante dio del vino in "Bacco".
...Qui compare il cerchio, altra geometria, altro compendio di schemi, chiusura di un discorso al termine dell'opera, un cerchio rosso, così come viene data l'immagine della mistura delle uve.
Ancora cerchi, più nulla da dire o insieme di funzioni e magie che in "Grano" imperversano e divengono molteplicità di letture, di misticismo ed ermetismi simbolici.
La luna è nera quando è piena e si rifà all'amore per i grigi, quelli stessi che fanno da sfondo al Cristo, alla spigolatrice, all'autore, alla testimonianza nummaria.

I meccanismi orientati ad una disposizione scenica decisa e quasi speculare riferiscono di una predisposizione poetica a rimarcare metafore, che danno singolare densità all' atmosfera, un crogiolo alchemico che supera decisamente i possibili surrealismi e piuttosto illustra concetti iconografici di origine junghiana.
E' qui che il discorso del "ritratto" si conclude ai sintagmi del cerchio e del rettangolo con maggiore intensità ed intenzione, microcosmi e microrganismi contenuti da soli opachi dai margini marcati.
Le storie manifeste tra blu intensi e magici nella "Notte nel deserto" conducono come come per mano la Volpato a concepire uno dei suoi lavori iconografici più efficaci , il "Sic est in rebus" opera dalle misteriche valenze e di lucida intuizione, leggibile nel volto coperto da veli del Cristo, inizio archetipale di una narrazione cosmica.
Una tecnica mista nell' uso del mezzo espressivo, ora olio o tempera, ora acrilico e/o ecoline, offre lo spunto per pervenire all' incontro degli elementi alla commistione dei significati, al mixage del frammento con l'oggetto in un riordinamento spaziale che evita la caduta dei piani di rottura.

E' del '92 "Fusione" nel quale il cerchio non compare più, ma persiste nell' immagine del quadrato ripetuto a formare la magia di una rete che nasce e si eleva dal legaccio della materia, riflesso evidente di preclusione ed insieme di proposizione risolutiva a conoscere e mostrare più di quanto la stessa arte possa fare.
"L'arte deve affrontare - diceva Paul Klee alla conferenza di Jena del gennaio 1924 - la complessità filosofica dell'esistenza attraverso le armi specifiche del linguaggio visivo, adatto a promuovere i necessari intrecci stilistici per la messa in opera di un'idea sensibile del mondo". E' quanto va trovando la pittura di Paola Volpato nel suo "peregrinare" tra i moduli espressivi della sua arte, spesso complesso racconto ripropositivo di antichi disegni, impercettibile imposizione di una trama sottile ma carica di avvenimenti, di sogni, di immagini di logiche inesorabili cui segno, colore, materia danno la stimmata di un pensiero convulso e prorompente, intimo e retroattivo, ma anche manifesto nei suoi toni esplosivi.

Si rileva in tutta una serie di giochi, ricordi, nostalgie, eventi nitidi, momenti esaltanti come l' attesa e poi la maternità, come un continuo canto prima raccolto e silenzioso, poi lieto e vivace.
Molte allusioni, temi collocati qua e là al fine di dare ordine agli spazi e quindi alla lirica della pittura, a dare scansione ai tempi del sentimento.

Assunta Cuozzo
maggio 1993



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